venerdì 12 luglio 2013

CASA LAME

Domani andrò per l'ultima volta a Casa Lame.
Lunedì si spengono le luci a San Siro di Casa Lame. Via raus finito tutto finito amore.
Ci sono passato prima sotto Casa Lame, la luce era spenta, le finestre tutte aperte, i balconi, i miei balconi, vuoti e allo stesso tempi pieni di roba inutile. Come quella che schiaffavo io, fuori quei balconi: tavolini, poltroncine improvvisate, palloni, borsoni, segnali di caccia rubati da non so chi non so dove, sguardi notturni, scarpe alla rinfusa e speranze cazzeggianti di gioventù che va.
7 anni della mia vita lì, in Casa Lame.

Sono entrato nel maggio 2004, timido, senza veramente alcuna esperienza di vita e, dulcis in fundo, col gesso e con un cagnolino che mi ringhiava per il suddetto gesso, ahahh (risata imbarazzata) simpatico cane levati di culo, ma no! Non morde! ahahhaha (risata imbarazzatissima ), si ma ahia il dito ohia! Sfigato di uno sfigato.
Non l'ho più abbandonata Casa Lame. Oddio sì l'ho abbandonata quando pensavo di dover abbandonare definitivamente questa città: settembre 2011.

Ma pensavo che non avrebbe mai cessato i battenti, che avrebbe rappresentato per me un rifugio ideale: il mio nome ancora sul citofono, l'angolo delle stronzate con foto, cartoline con scorci bruttissimi decisi in sede di spedizione delle suddette cartoline, mandate con nomi inventati non (solo) per questioni di ddrogga, il poster di Mastroianni, la bandiera della pace, la festa della birra di Calderara di Reno, il poster Wo Bist Du? Che ho sempre pensato ma che minchia vor dì ubistddù?.
Dove sei? (a 200 metri da Casa Lame, rispondo ora) significa, me l'avranno detto 800 volte, ma lo dimentico sempre 800 secondi dopo.

Cosa succedeva a Casa Lame? Niente de che, le solite cose che succedono in qualunque casa universitaria: partite di pallone in salone con tanto di classifica mentre le coinquiline cucinavano e magnavano, incuranti del bordello, le urla e i goooooooooooooooool!!!!, nottate films, playstascion a Pes due contro due, discussioni sul come e il perché della vita e delle bollette, feste erasmus e non erasmus, di laurea e non di laurea, con tanto di comparsate di guardie e vicini in pigiama nel cuoricino della notte, tavolini rubati in bar del centro di cui non farò il nome il college bar, poltrone, sedie e sedili presi e resi alla strada, cose che si rompevano di colpo e si riaggiustavano magicamente, pranzi domenicali che partivano a pranzo e diventavano cene domenicali, litigate furiose in casa e nell'androne di casa senza esclusioni di colpi e baci che avrei voluto non finissero più, gente che dormiva in salone sulla poltrona che quando te svegliavi pensavi ma chi sei? Ponciorno zono Klaus trompamic di tua koinqvilina.

Ho sofferto il caldo, il freddo e il tiepido in Casa Lame, ho dormito in tutte le stanze tutti i letti tutte le poltrone, ho trombato in tutte le stanze tutti i letti tutte le poltrone, ho guardato da tutte le finestre, ho carpito ogni scorcio possibile ed immaginabile, l'ho vissuta amandola e rispettandola, ché in fin dei conti è Casa Mia.

Ho così tanti ricordi che non li ricordo tutti. E mi sembra anche inutile dire che è impossibile ricordarsi interamente quei 7 anni.
Ricordo però che associo il benessere e, of course, i ricordi più belli a quella casa e, in questo momento, ho i brividi. Ho i brividi e ci sono 56 gradi, eccheccazz.

Perché ci ha abitato un sacco de gente, cazzo quanta gente ho visto che ci ha abitato. Nel mio periodo, boh, 30/40?
E quanta ne è passata? Quanti venivano a fare un saluto, un caffè, una birrettina, un tritone, una cena, 'na partita a qualunque cosa, una dormita (abbiamo dormito contemporaneamente anche in più di15) a passare 10/100/1000 minuti a dire stronzate fino a rincoglionirsi?

Chi legge ed è venuto in Casa Lame, sa di cosa parlo.
Casa Lame, Piso Lame, Andiamodattibberio, andiamodall'anto, andiamodalfisico, andiamodalquacqua, andiamodapersonaxchecihavissuto.
È Casa Lame.
Anzi, era Casa Lame.
Perché se non ci siete venuti non sapete che ve siete persi.
Perché si, in queste cose sono sentimentale.
Ma è un sentimento che merita di essere sentimentalizzato.


























giovedì 20 giugno 2013

CONSOLAMOCI

('sta cosa la scrissi due anni fa, in Argentina. Chiaramente è ironica. No, che magari casualmente la trovano e me fanno il culo. Così per non rischiare ribadisco che sono IRONICO e i nomi (che non ci sono), frutti e città sono puramente casuali. Anzi per casualità je cambio il nome della città.)


Benvenuti


Arrivi in un Consolato e pensi che sia un posto dove le migliori fini menti della diplomazia internazionali siano impegnate a risolvere intricati casi internazionali, in attesa di occupare posti in organizzazioni tipo Onu Fao Unicef Fifa Uefa.
Non è proprio così.
O meglio: di fini menti ne trovi, ma sono qui per UNO “il Ministero mi ci ha mannato per punizione io manco sapevo ndò stava Fernetlandia (leggero accento romano)” DUE “sono italo-arscentino”.
Prima cosa che ti dicono: “sai un Consolato è come un Comune, solo che noi facciamo i Passaporti e paghiamo le pensioni”.
Bene.
Il Comune del mio paese è composto da un tipo mezzo cieco che non ti caca di striscio e un altro che sta sempre alla Snai.
Ora, contando che qui in Argentina di Snai non ne vedo, purtroppo aggiungerei, ti accorgi che un Consolato è prima di tutto un passaggio, di funzionari statali, diplomatici, mandati qui, per punizione o meno, o per motivi di famiglia (era dal quinto superiore che non scrivevo motivi di famiglia) o meno.
Come un aeroporto, una stazione, un porto, il lavoro consolare è aspettare otto anni di andarsene in un posto migliore, è l'avvicinarsi a casa o l'allontanarsi dalla terra natìa, la sala d'aspetto di un lavoro più gratificante e più consono alle proprie qualità. E' come essere 8 anni in fila al casello dell'autostrada durante il ponte del 1 maggio, per poi scoprire che, passato il casello, hai altri 8 anni de fila in un altro casello.


"Ti trasferiamo per 8 anni a..." "A?" "sorpresa!"



Ben si capisce che questi 8 anni devono essere riempiti di incontri, amicizie, malelingue e quant'altro.
Ma andiamo con ordine.

Un Consolato, il Mio Consolato è composto da due piani.
Un mondo a parte l'uno dall'altro. Fatto di due tipologie ben distinte di lavoratori consolari.
Secondo me sono stati divisi “lombrosamente”: “Tu fammi vedè mpò la conformazione facciale... giù! Te hai la faccia simpatica... su!”
Secondo me alcuni del primo piano non sono mai andati al secondo e viceversa.
Secondo me aspetto il giorno in cui qualcuno mi chieda chi cazz'è questo.

PRIMO PIANO:
dopo aver passato la fila chilometrica di aspiranti cittadini italiani e la guardia (sono 3 diverse tra cui una donna e qua parte il primo post sciptum, cioè che nell'immaginario collettivo argentino le donne guardie poliziotto sono tutte lesbiche, mah) che te saluta con un cordiale cenno del capo, c'è un cortile interno in cui alberi rigogliosi quanto kitsch che “crescono solo a Cuba ma noi siamo fregni e l'abbiamo piantato per far rodere il culo al consolato spagnolo” spadroneggiano.
Superato il cortile, di mattina popolato dalla donna delle pulizie, hai davanti a te due porte e due scelte di vita.
Puoi entrare nella porta a destra, dove passando un metal detector spento e timbrando il cartellino che io non timbro perché non ce l'ho, sei nell'ambiente elegante e informale del CONSOLATO ITALIANO GENERALE DI FERNETLANDIA.
Oppure, come ho fatto io il primo giorno, nella porta a sinistra denominata “la porta che se entri sembra la posta, ma che se intuisco che lavori nella porta di destra ti insulto a prescindere perché aspetto da anni il mio passaporto italiano”, dove vecchi, uomini, donne e bambini aspettano, seduti e con le braccia conserte, che il mica tanto anonimo funzionario statale dica il suo nome e la relativa Ventanilla, cioè in quale finestrella mi consegneranno l'agognato passaporto italiano (o mi diranno, in spagnolo stentato, "maestro qua manca una carta").
Consigliabile la destra, dove entrando hai le scale che portano al secondo piano con di fianco ascensore che fa, piano piano, solo un piano perché due piani ci sono.
Ma, dato che si parla di primo piano, pianeggiamo verso l'ufficio passaporto, che sarebbe un lungo corridoio fatto di finestrelle tipo ufficio burocratico standard italiano da un lato, e dall'altro di box con scrivanie e pc. Tutto intorno porte di sicurezza, casomai un futuro cittadino italiano sbroccasse e gli venisse voglia di dar fuoco al Consolato.

Il lavoro col pubblico brulica (tranne il martedì e il primo giovedì del mese) e noi si brulica verso gli inferi: L'ARCHIVIO.
Penso che se esistesse un posto dove crocifiggere qualcuno, piuttosto che la sala mensa, che poi qui ci sono due salette mensa, una per piano, e sono cucinini stile negozio Ikea, penserei a quello.
Si ergono qualcosa come 40000 pratiche di italiani d'Argentina vivi e defunti nel recente passato, tutte in ordine numerico, tutte belle precise. Ogni tanto se ne perde una e quando chiedi Questa? Ti fanno la faccia come per dire 'sticazzi.
In un angolo, schiacciati dal peso della storia dell'emigrazione, ci sono due scrivanie con i relativi scrivani.
Ma il bello del primo piano devo ancora arrivare.
Nell'altro angolo si scorgono delle scale oscure, nel senso che stanno sempre al buio, che ti portano al super-mega-archivio dell'emigrazione italiana nel Nord Argentina dall'inizio dell'emigrazione italiana nel Nord Argentina.
uuuuuuu damme la pratica 16723 uuuuuuuuu
Una stanza oscura anch'essa, almeno fino a quando non decidi di accendere la luce, ma anche con la luce accesa c'è un qualcosa di tetro e di oscuro. Io mi sono sempre fermato al primo accatasto di pratiche. Non ho e non avrò mai il coraggio di andare oltre.
Perché c'è qualcosa, come definirlo, come qualcosa di oscuro che ti prende.
Ed è un peccato che non ci siano scale e assi di legno cigolanti perché sarebbe l'ambiente ideale per film horror americani che escono d'estate al cinema come Zombie Consolate o Non Archiviate Quella Pratica.

SECONDO PIANO
Il magico mondo del secondo piano fatto di raffinate mobilie, ampie finestre sul tetto, uffici veri e computer con linea wireless de merda.
Uno dei primi giorni ho passato 3 ore per aspettare che si caricasse la pagina di Gmail.
Ma, criticone a parte, è il Paradiso del lavoratore consolare.
Un Wow, appena varcate le scale, vi verrà spontaneo.
Una sala d'aspetto chic con poltroncine comode su cui sarebbe un piacere schiopparsi una dormita.
Quadri astratti di artisti emergenti, litografie della Fontana di Trevi di inizio '900 e odore di pasticcini e mate nell'aria.
Tre uffici sulla sinistra, nell'ordine:
  • ufficio del Console grande come casa mia, con mobili che se non fosse che non capisco di mobili per me sarebbero dei Luigi IX, Tv via cavo, Pc che sicuramente andrà velocissimo, poltrona, 3-4 sedie con rotelle che ti ci puoi divertire a fare le gare tanto lo spazio c'è e ogni ben di Dio. Se fossi il Console ci vivrei.
  • Ufficio segretaria, sobrio ma elegante, con due scrivanie, di cui una perennemente vuota, due telefoni, due fax, appendiabiti nero che snellisce le giacche, e non plus ultra fermacarte della Regione Liguria.
  • Ufficio vice-console, con rispettabile libreria fatta di faldoni di non so che, ampia scrivania, scrivania stile cameretta dei bambini con Pc e immancabili quadri che, con piante di indubbio gusto, danno l'idea di un ordine e un'impeccabilità difficile da trovare per esempio, in camera mia.
Sono gli unici uffici con finestre.
Dirimpetto alla triade c'è l'ufficio dei digitatori, o per meglio l'ufficio della gentilezza.
Sorrisoni ti accolgono ogni volta che entri, ma anche se non entri ti chiama e ti offre paste, torte, mate, colliri e battutone sbellicanti.
Inoltre se per caso non hai voglia di lavorare, puoi sempre usufruire di un'ampia libreria che spazia da Calvino al Grande Dizionario della Regione Lombardia.
In più hanno lo scanner e quattro, dico quattro, stampanti.
Andando oltre, sulla destra, c'è un corridoio con in prospettiva e nell'ordine, quattro uffici, tutti con uscite di sicurezza che danno, come direbbe il buon Console, “eja allla spiagggia”, cioè l'angolo fumatori.
Pensioni, istruzione, agenzia consolare e contabilità.
Io sono situato nell'agenzia consolare (anzi siamo due i tirocinanti schiavi), ho fondamentalmente un ufficio tutto mio (è diviso a metà), col mio pc, la mia connessione wireless a due all'ora e i miei turni della cittadinanza.
Con questo ritmo di richiesta di cittadinanza, arriverò a fare i turni fino al 2017 e vedrò con mio figlio la gente in fila.

Ma quello che mi piace del Consolato Generale d'Italia di Fernetlandia è la gente, la buena onda.

Perché se ogni volta che ti sposti da un ufficio all'altro, da un ufficio al bagno, da un ufficio al cucinino, troverai sempre un sorriso, una battuta, un buongiorno, una pastarella o un mate che ti aspettano per dirti buongiorno o ci vediamo domani “Supperffabbio”.

Anche il Papa se schioppa il mate (che non c'entra nulla, ma me piaceva la foto)

domenica 12 maggio 2013

GLI AMICISTI ANONIMI - OPORTO DI MARE



(qui il primo episodio della saga)

Prima di iniziare: mi è stata mossa una critica. Non si capirebbe chi sia Peee.
- Nzì capisc cià soun!
Ok, visto che chi di dovere non lo capisce, da ora in poi, visto che faccio in tempo, PEEE SARÀ KILLAHCCHIOTTO, un misto tra un Dj e un ORSACCHIOTTO.
L'hai voluto tu, Ex-Peee.
E chi vuol capire, capisca.

Gennaio, 2011.
Gli Amicisti Anonimi, alcuni Amicisti, decidono di passare un tranquillo weekend di paura.
"deh bimbi per Oporto prendete il filobusse
e scendete alla fermata Oporto,
La fermata è li dopo la rotonda."
Meta delle loro scorribande, questa volta, Oporto, città dell'omonimo liquore (ok, senza una O, il Porto), città del baccalà (come tutte le città del Portogallo), città che ha dato i natali a personaggi del calibro di Manoel de Oliveira, regista bacucco che dirige film per lo più soporiferi, a 127 anni, e Andres Villas Boas, allenatore che sta sul cazzo pure a sù madre, città Unesco, ché l'Unesco dà un po' a tutti i quanti il suo marchio basta chiedere con gentilezza, ma soprattutto città che da Fuoricorso, con volo SperochenonmischiantoAir da 20 € ci fai andata e ritorno.

La formazione: Io, Giacchinadidas, Sinagoga, Killahcchiotto, Basetta, Ammortepresidente, la new entry Paperella (nel senso di una paperella di peluche con cui noi ci rapportiamo con la forza del pensiero) e, inizialmente, Paurooso.

Inizialmente.
Paurooso è cagionevole di salute. Si narra che al cinema si porti la copertina cosicché non prenda freddo alle gambe. E no, il gomitolo per lavorare a maglia non lo porta.
"a quanto è data la febbre di Pau? A 1,35"
I giorni anteriori alla nostri partenza si accettano scommesse sul fatto che Pau il giorno della partenza abbia o meno la febbre. Il Sì, avrà la febbre è quotato a 1,35, il no, non avrà la febbre, vabbè non esageriamo avrà la febbre, ma verrà lo stesso è quotato a 7.
L'allibratore Killahcchiotto incassa scommesse da tutto il mondo, il famigerato “Clan degli Zingari” del calcioscommesse vorrebbe far partire il febbrescommesse. Ma noi no, noi Amicisti Anonimi siamo sì anonimi, ma anche integerrimi, sebbene non tutti del gruppo capiscano il significato della parola integerrimi e pensino sia un Gerry Scotti interista.
Giorni febbrili, dunque.

Arriva il giorno della partenza, il bus navetta in stazione ci porterà all'aeroporto.
Alla parola bus navetta, Ammortepresidente si gasa. Oltre ad essere l'uomo di maggior compostezza e stile del gruppo, è un amante del mare e di quel pro-fu-mmo di sal-se-ddi-nne ah ah bbronzatissimo, così amante che l'avrei voluto soprannominare Ammiraglio (che tra parentesi è uno dei due epiteti che gli appioppo solitamente di persona, l'altro è Esimio).
Si presenta, in poche parole, a fine gennaio, vestito da marinaretto: - Ma come ti sei vestito Ammò? - Scusate, non andiamo ad Oporto, nota città sull'Atlantico, mio Oceano preferito, in bus navetta? - Eh, ma ver... - Allora, Vroccula e predicaturi doppu Pasca perdunu 'u sapuri! - Ma chi sti dì?
Ah, altra cosa: Ammortepresidente comunica col mondo quasi esclusivamente tramite proverbi calabresi.

Siamo tutti. Arriva anche Basetta, scortato dalla sua ambulanza privata.
È nato un bel rapporto tra l'amicista investito dall'autoambulanza il giorno della sua laurea e la ASL di Erremoscia.
Basetta fa ciaociao con la manina agli amici portantini che rispondono sventolando il fazzoletto bianco a mò di arrivederci amore ciao le nubi sono già più in là. Siamo tutti commossi. Scene che ci fanno partire con una carica di tenerezza ché il Killahcchiotto inizia ad abbracciare e dare bacini alla Paperella al grido di QUAND'È TENERA 'STA BASTARDA!
-Tussa e ammuri non s'ammuccianu, ci dice Ammortepresidente.
Quanto è vero.

Manca solo Paurooso.
Chiamiamo: - Proon... COFF COFF COFF FEBBROOSO tu tu tu tu tu tu
- Che dice? - Da quello che ho percepito non viene.
Esulta Sinagoga. Se fosse venuto Paurooso, lui non avrebbe avuto il letto (abbiamo affittato un appartamento con 6 posti letto e il Sinagoga, piuttosto che mettere i soldi per un letto in più, si sarebbe fatto tagliare le braccia, già corte di suo), bensì avrebbe dormito in vasca da bagno. True Story.

La Paperella, la nostra new entry, è emozionatissima. Divide a Fuoricorso una doppia con Killahcchiotto; si sa, tra morbidosi tenerissimi ci si intende, ed è la sua prima volta all'estero.
Saliamo sul Bus navetta. Ammortepresidente tenta di appropriarsi del “posto di comando”, che sarebbe poi il posto del conducente:
- LEVATE GLI ORMEEEG...
Schiaffo + saponetta del conducente del bus = - ok, vado a sedermi con gli altri natanti, ma si ricordi che U RISPETTU E' MISURATU CU LU PORTA L'AVI PURTATU !
I 10 minuti che ci separano dall'aeroporto passano ascoltando le “Favolose avventure capodannesche del Basetta”.

- Meh ragazzi, allora stavamo in questa casa e niente praticamente abbiamo mangiato e bevuto come maiali e niente poi alla mezzanotte abbiamo stappato lo spoumante e abbiamo sporcato TUTTI I MURI A SFREGIO, poi niente abbiamo pisciato nel corridoio, uno ha vomitato in un letto a caso nella casa di 'sti fessi. Ahahahahahahhaha, poi per concludere, ci siamo fregati bicchieri vari e abbiamo preso i soldi dalla cassa comune. Nono veramente i vandali!!!

Quella birba del Basetta ha dimenticato solo un piccolo particolare:
era casa mia.

Pau sempre con noi
Colluttazione tra me e il Basetta e gli altri Amicisti (a volte) non violenti per separarci. Il viaggio inizia con le migliori intenzioni di pace, amore e fantasia.
La fantasia è anche quella di portare Pauroso con noi, idealmente e nel nostro cuoricino.
Troviamo una carrozzella all'aeroporto, a cui attacchiamo il biglietto SperochenonmischiantoAir stampato. La Paucarrozzella è l'ottava partecipante al viaggio.

Sull'aereo, partito in perfetto orario, parte la sagra dell'insaccato: usciamo panini come se fosse una Festa dell'Unità old style. Combo diaboliche melanzane-mortadella-scamorza affumicata impestano l'aria aereosa (cioè dell'aereo) di fraganze pecoreccie e coatte. Abbiamo anche frutta, dolce, caffè e ammazzacaffè.
Cioè che la classica parmigiana di ferragosto al mare sotto 50 gradi ce fa 'na pippa.
Ma, perdindirindina, ci siam dimenticati il fiasco di vino e la zampogna, affinché potessimo ricreare una vera atmosfera genuina e de cambagna.

La paperella ha una crisi di panico, soffre di aerofobia. Killahcchiotto le stringe la manina palmipede di pezza, seguono sguardi passionali di lovelovelove e limone tranquillizzante.

fa ride
-...si pregano i signori passeggeri di spegnere i telefoni cellulari e vi auguriamo buon viaggio a bordo dell'aereo XT4..., ma cosa fa! Chi è lei, scusi (rumore strani, urla e strepiti) aaaaaaaaa (seguono due secondi di silenzio, si ode una voce maschile dal chiaro accento calabrese).Volevo aggiungere che “Fimmina de ghiesa, diavulu de casa” (silenzio)”.
Torna Ammortepresidente, che era andato un attimo in bagno per svestirsi della sua tenuta marinaresca:
- com'è? Tutt'appost?
- Sisi, i bagni sono molto confortevoli.

Veniamo redarguiti per tutto il viaggio dal personale di bordo.
Ma arriviamo incolumi.

(tubbì continued, e questa è solo la parte prima di arrivare, le altre parti fra mesi o anni)

quanto è tenera 'sta bastarda!


TRIGRE CRONTRO CANNOLICCHI

Per tre mesi l'ispirazione è stata a zero.
Poi ti blocchi per strada, una settimana fa, e ti riparte l'embolo: rileggi alcune mail, che di per sé ti portano a pensare alla tua condizione personale.
Pensi al presente leggendo il passato.
Pensi in pochi momenti, ma troppo.
Poi scrivendo a persone e a cui tieni e che non senti spesso, pensi (ancora), fai il resoconto del momento (ancora) e capisci che sei inconsapevole. Di quello che stai facendo, del fatto che queste settimane sono in mood “ma chi cazz mi l'ha fatt fà” (e quindi sei lamentoso abbestia), che da qui a tre mesi stai chissà dove (Bruxelles/Lussemburgo/Arscentina? (sè, magara)) e si inizia a riiniziare tutto dall'inizio.
Altro giro altra corsa siòri.
Consapevole di essere inconsapevole (concetti che ho già affrontato e sviscerato nelle puntate precedenti).















Notizie belle, di amici a cui tieni che stanno da dio (e che hai sempre sperato stessero così), notizie meno belle, bubboni che ti crescono sul polso (niente di che, peste bubbonica. o ciste tendinea, una delle due), la primavera che, climaticamente, tarda ad arrivare.
Esticazzi?!
Devi studiare e non ne hai voglia.
Meglio fare nottate e massacrarti durante la settimana. Yep!
La consapevolezza arriva quando, biascicanamente parlando, “introietti” che vuoi tutto ciò e ne vuoi sempre di più: vuoi i problemi, il sole che ti acceca dal cortile di casa, il preparare all'ultimo secondo lavori per il giorno dopo, vuoi provarci ed essere deluso (o no, il punto non è quello), vuoi essere provato e deludere (o no, il punto a volte è quello), vuoi semplicemente ruzzare (cercate su google) e vivere il momento.
Essere effimeri è la chiave ora.
Un anno fa, ma anche pochi mesi fa, mi chiedevo che cazzo avrei fatto da lì ad un anno: ora ho smesso. La gente parla di futuro, mi chiede del futuro.
Glisso.

E qui ritorna la metaforona del viaggio. In bus. O in treno. Basta che ci sia un finestrino e un paesaggio da vedere.
  • Signori si parte! Salite sul bus!
  • Per dove?
  • Boh. Sali cojone!
In questi mesi mi doto di una cartina (nel senso di mappa, che avete capito), pian piano la strada si fa. E ho il paesaggio, ergo quello che vivo.
Bolo, il Master, la cumpa, le serate, il parchetto, i cannolicchi, il “tigre” (per inciso, appellativo che mi porta sfiga), la coglionaggine.
Sono il paesaggio (riflettendoci, proprio a livello di mio riflesso, sono anch'io parte del paesaggio).
Magari allungo la strada, ma quello che vedo per ora ci sta.

Muoiono la Thatcher e il Gobbo. Il mio amico Mimmone lo aveva previsto.
Dice che entro l'anno muore B.
Dormo poco ma non sono particolarmente rincoglionito durante il giorno.
Un altro anno calcistico senza una gioia (vabbè aspetto il 26 maggio).
Ho un timbro con un cagnolino scemo.
Ah, poi ho sdoganato il cinema orientale.
E ho scritto in velocità 'sti fatti un po' in seconda persona un po' in prima.
Così come viene.
Credo che finirò il resoconto del viaggiominchia di Oporto.
Ah, no devo studiare.


sabato 23 febbraio 2013

ESTEMPORANEO/2: DEL NOSTRO TEMPO RUBATO (o di quello che da lunedì ci ri-ruberanno).


  • Scrivo dalla natìa Terra, richiamato dall'adempimento del dovere elettorale. Per la prima volta in vita tua, oltre che votare al Senato, tecnicamente non sai 'ndo fa la crocetta, o per lo meno non scrocerai con convinzione. Eliminando i sempre più inquietanti e qualunquisti (non so, ma solo a me ricordano la folla festante che ascoltava il bungee jumper 70 anni fa?) seguaci di Grillo (momento trivia: sapete come è chiamato il Grillo Parlante di Pinocchio in Spagna?), vabbè, nemmeno dobbiamo sta a parlà di quel 20/25% di italiani che da un ventennio si dimostrano simplement ridicoli, rimangono poche scelte. Tipo turarsi il naso e sperare che il popolo italiano non scoreggi metaforicamente, e non si ripropongano vignette de 'sto tipo (2006, si badi bene, ditemi se non è attuale). 
?
  • Oppure annamo tutti alla festa di laurea di Oscarone Giannino, che poteva essere il primo premier mondiale porno-hipster e invece si inventa titoli accademici. Mannaggia li pescetti signò.
  • Un mese, da quando sono ri-emigrato nel medio nord, sempre Bolo, sempre quartiere Lame. Sono un abitudinario, sì, non vivo lontano dal Lumiere, dal Paladozza, dal Pratello, da quell'architettura facista che dopo un po' ti sembra casa.
  • Ti imponi, alla tua partenza, alcune cose. “dai cazzo devi comportarti in un certo modo”, seguire delle auto-imposizioni che il tuo ego, lapalissianamente, ti ha orgogliosamente suggerito. Inizia quello che devi da fà, il masters (la S fa wuozzamerigan), tornare ad una normalità decennale, "astrarti" dal tuo passato, trovare il tuo futuro, vivere il tuo presente (e che mi vengono così, da diario di seconda terza media). E, meravigliandoti della tua prima, seria maturità, a 29 anni le segui benissimo e ti astrai senza sforzo

  • Le cose cambiano. Più velocemente di quanto tu possa immaginare.

  • Visti un sacco di film negli ultimi 3 mesi. Cioè, in 3 mesi ne vedi di films (la S fa wuozzamerigan). Bene. Notevole doppietta Miyazakiana Porco Rosso/La Città Incantata (sdoganato nella sua interezza, finalmente), recuperati Effetto Notte, C'eravamo Tanto Amati (ora capisco chi ha ispirato la Meglio Gioventù), Amore e Guerra (solipsismi woodyani vi amo) e Rapina a Mano Armata, ci si dirige verso trilogie ultra-reclamizzate che ti deludono, in parte, ma ti deludono perchémiaspettavochemiavrestisopresomaledettoregistadimemento. Di Batman di Nolan salvi Joker, chè poi Joker lo arrestano nel secondo, e nel terzo non capisci perché tra tutti i malamenti evasi in una New York/Gotham City in balìa della terza guerra mondiale, lui non ci ci sia. Voi direte: “è morto Heath Ledger!”. E ci avete pure ragione. Ma se schiatta un Ledger, mettimi un, uhm non so, Mark Wahlberg a sorpresa, ché si assomigliano pure.
    Vabbé scusami Cristopher. Comunque, tornando al punto del Cinema, V per Vendetta e Magnolia li vedi per la prima volta con neofiti wuocchi. Grillino il primo, lunghissimo il secondo, ma con abbagli favolosi. Cioè, prenditi una rana in testa e poi ne parliamo.
    I meglio sono i films (la S fa wuozzamerigan, non so se l'avete notato) sudamericani (o comunque di lingua spagnola; è un mondo da scoprire giovani): il tarantiniano/spagnolo Balada Triste de Trompeta (che in Italia è più o meno Ballata dell'amore e l'odio) che quando lo finisci di vedere dici: ma watafacca o mathafacca (dipende se tu sia Spittycash o meno), Elefante Blanco (a cui Gomorra, colonna sonora neo-melodica a parte, je fa 'na pippa) e NO!. Pablo Larrain spacca. Se volete sapere cosa sia la Libertà, senza il PopoloDella e con la Aconl'accento maiuscola, bisogna che ve lo vediate 'ppe forza. La dittatura di Pinochet che crolla inaspettatamente nel '89, le limitazioni delle libertà, oramai incancrenitisa in 20 anni di dittatura, finiscono nel momento in cui porti avanti un'idea semplice ed infantile: la felicità, la gioia di vivere, la speranza di un mondo, molto retoricamente, migliore. Concetti basilari da prima elementare, astratti, portati all'estremo e resi storicamente verosimili, ché guarda, dopo aver visto 'sto film dici “Clint Eastwood che ha fatto Invictus chi???”.
    Il male si può combattere con un arcobaleno. Cristo. È che quando lo vedi pensi che non possa essere successo, invece è così: fomentare la Libertà in ognuno, superando la paura di esporsi, con la canzoncina/jingle, col sorriso, con la fiducia nel prossimo. Cioè pare che sia una campagna elettorale portata avanti dai teletubbies. E mi sono pure accorto che ho spoilerato come le pazze, mi scuserete.

  • Musica “scoperta”? I Vadoinmessico. La terra di mezzo tra il taratattatà flamencheggiante e l'indie non snob, che te fa move la testa a tempo, senza pensare a quello che ascolti. Da notare, inoltre, Melissa Laveaux (una Tracy Chapman francese) e gli Here We Go Magic.
    "A Giannì, nemmeno ar 4 ppe cento arivi"

  • Il calcio, questa stagione, è morto quando il Maestro è stato cacciato da una dirigenza incompetente: dovevi da prende la squadra, dovevi da cazziarla e dovevi da dije: “giovani, questo è l'allenatore, queste sono le sue regole, chi c'è, c'è, gli altri fora di ball! Pure tu daniele de rossi che fai finta de non stà ad ascoltà, 'tacci tua.” Comunque discreta soddisfazione sfonnare la giumenta in casa dopo 9 anni. Che 9 anni fa, il 4 pappine e a casa, lo vidi su sky a casa de amici in uno dei primi box fastweb, quello con tivvù incorporata e internet supersupervelocissimo (relativamente all'epoca) che con winmx in 4 minuti già te scaricavi un film. N'gulo se mi sono invecchiato, sono pure quasi brizzolato.
  • Iniziato un Master, in cui studi materie, per lo più, nuove nuovissime. Alcune cose, tipo economia internazionale, non le digerisci, e lo capisci quando ti ritrovi a mirare il muro, una pagina o il professore stesso intere mezz'ore, con la tipica fissità dell'ottuso. Altre, invece, ti stanno aprendo la mente a colpi di schiaffoni scienzo/politici. Suggestivo, comunque, che ti raccontino gli ultimi 60 anni di Storia come una storia, da seguire appassionatamente, e non più come un "allour quest è Yalta poi c'è Stalin che è un matto, poi arriva crisi di cuba bomb atomica krusciov che limona, poi vabbè guerre qui e là, reagan blabla breznev afghanistan poi arriva gorbaciov e finisc", entrando effettivamente dentro le dinamiche che ci hanno portato al "qui e ora".
  • Le cose cambiano dicevo, i rapporti pure e le priorità anche. Così in pace con me stesso, sereno e tranquillo, non lo ero da tanto tanto tempo. Ora, sempre precariamente ok, ho una strada, che magari risulterà essere senza uscita o interrotta, ma che mi sta facendo viaggiare con la mano fuori il finestrino, come in cerca di vento rinfrescante.
    E a chi ti faceva pen(s)are fino a pochi mesi fa, ora auguri sinceramente tutto il bene del mondo. Se sei quello che (non) sei è grazie a chi hai conosciuto, tipo questa persona. È una sorta di costruttivismo personale/sociale. Mi "costruisco" nelle relazioni sociale. 
     Mi raccummann” (mi raccomando).
    Quando sai che non vedrai qualcuno a cui tieni/hai tenuto per molto tempo, queste sono le ultime parole che proferisci. Mi raccomando, fai a modino. Mi raccomando, non perdere di vista le tue priorità. Mi raccomando, continua ad essere quello che sei stata fino ad ora. Mi raccomando, stai bene.
    Come ho sempre desiderato che tu stia.



mercoledì 6 febbraio 2013

LA MACCHINA DEL FANGO


Ma fate sempre così tra di voi?”


In tivvù c'è il noto coprofago Paolini che ascolta l'omino di Rai Sport disquisire presumibilmente di sport, e annuisce, tutto concentrato. Il giornalista parla parla parla, ma sa che dietro di lui incombe il fottutissimo quatr'occhi, che in quattro e quattro otto ne potrebbe dire quattro, for example, un Varriale Cornuto ci starebbe proprio bene.
Come in un western di Leone/Corbucci e, a questo punto, di Tarantino, i due contendenti si temono, si scrutano idealmente, si annusano.
Si nota una sorta di tacito rispetto delle due parti dicotomiche giornalistachefailpropriolavorolevatedarcazzofammeparlà/cacacazzotelevisivopatentato.
Ché tanto poi a collegamento finito saranno inevitabilmente calci pugni scoppolotti saponette in testa e sputi 'a merda viè qua!.
Una legge della giungla mediatica, una Macchina del Fango, in quanto te me butti nella merda fango e io te corco de mazzate.
Imprescindibile è farlo GRATUITAMENTE (mica te devono pagà, intendo nel senso di farlo così, a sfregio, senza una motivazione specifica).
Ma nel linguaggio dell'uomo qualunque che non sa scrivere cualuncue, cos'è la macchina del fango?
È macchina del fango, naturalmente, sputtanare qualcuno su giornali, tv, media in genere, eccetera eccetera.
È macchina del fango un macchina completamente ricoperta di fango, sebbene, nel caso specifico, sarebbe meglio chiamarla macchina NEL fango o macchina SOTTO il fango.
Ma così dottor divago troppo.

Da un 3 barra 4 anni anch'io faccio parte, non rendendomene pienamente conto, della suddetta categoria/insieme, ovvero di tutto cioè che si riconduce all'affermazione “Macchina del Fango”.
Così viene battezzata quella goliardica “guerra” intestina ad un gruppo di amici, in cui tutti gli ischerzi sono ammessi, in cui la presa per culo, che corre per strada o sul web, è all'ordine del giorno e data in pasto al pubblico manubrio. Non importa il grado di cattiveria o scurrilità, l'importante è mettere la tripla, come si definisce la battutona giusta al momento giusto.
Ma, oserei dire antropologicamente, come si sviluppa questa fanghiglia?
Possiamo dividere la Macchina del Fango in: Reale e Surreale.


Macchina del Fango Reale

Che riguarda le interazioni reali, fisiche, quelle di tutti i giorni.
Ti incontri al bar per strada in casa al mare in montagna in collina e in tutti i laghi e in tutti i fiumi bevi e pare che ci si incontri semplicemente per farsi du' chiacchiere amabilmente, in allegria e in tranquillità. E invece no.
Ci si smerda adottando diverse tattiche diaboliche tra le quali:
il “ti saluta stocazzo”: nella macchina del fango non ci si saluta con un semplice ciao o “bella gigi com'è?”. Ci si insulta con la prima stronzata che passa per la mente: “testa di cazzo!” “o merda!” “o ragazzi è arrivato quello scandalo di uomo di nomeacaso”, “Ueilà il budello di tu mà”, “Confidiascuola? EH? Puppa! Che boccalone”.
Che scherzo del menga. Cioè veramente che intelligenza scarsa, sempre questi soliti scherzi.
Il “ricordaèstatosolounbruttosognociccione democratico”: dalle 3 alle 6 persone, il tutti contro uno, il povero cristo che viene massacrato dal resto del branco sulle sue debolezze, sbagli, errori, difetti e chi più ne ha più ne metta. La differenza, metaforica, con l'esempio classico, e cioè la saponettata a Palla di Lardo, è una sola. La macchina del fango colpisce duro ma è anche democratica. Lo zimbello di turno siamo tutti. Alla media di 10 minuti di prese per culo a testa, si creano alleanze che guarda nemmeno il peggior stronzo guerrafondaio di Risiko, con il cronometro che fissa l'inizio e la fine del pubblico ludibrio. Smerdiamo Ics, 10 minuti e smerdiamo Ipsilon, poi altri 10 minuti smerdiamo Pigrecomezzi, poi altri 10 minuti smerdiamo Alfaomenga, 10 minuti e poi smerdiamo Ho finito le lettere greche e così via, fino a quando qualcuno dice “andiamo a bere, chi offre?” (e qui la risposta classica sarebbe sempre “il budello di tu mà!”).
"mo so cazzi tua"
Il “le sciampistecefannonapippa”: nella macchina del fango, nel gruppo che la utilizza come stile di vita, non esistono segreti di sorta, non ci sono non detti, tutti sanno di tutti le magagne, i segreti e le aspirazioni più profonde nonché i sogni nel cassetto più o meno inconfessabili. Se Ics si tromba una tipa, dopo due ore, il branco lo saprà. Se Ipsilon si ubriaca, tempo mezz'ora, il branco lo saprà. Se a Pigrecomezzi scappa la cacca, tempo 5 minuti, e il branco lo saprà. Non importa che tu sia in Italia, in Belgio, UK o Sudamerica. In massimo 10 ore tutti sapranno li cazzi degli altri. L'importante è che siano episodi da poter rinfacciare senza se e senza ma. “Oooooo te devo dì 'na cosa!!! Ics ha scoreggiato! Scusa mi svegli alle 4 di notte per dirmi questa stronzata? Si!”. Pettegoli! pipipipipi.
Il “scherzo violenzo”: premettendo che la violenza fisica è assolutamente bandita, ci sono eventi eccezionali ed irripetibili per cui la violenza, o per lo meno un accenno di essa, è concessa. Esempi: lauree, matrimoni ortodossi, cresime, bar mitzvah, discussioni semiologiche e risse al di fuori della volontà comune.
Di solito la violenza si manifesta in coppatoni e pattonate (cioè lo schiaffeggio in testa e all'unisono del malcapitato) uniti a violenze psicologiche (oltre che fisique) varie come il video dell'Ics che vomita (che sarà irradiato sul webbo) o la borraccia a forma di pene fatta bere all'Ipsilon, legato come un salame milano e ubriaco come un alcoolizzato ad un raduno di alpini.


Macchina del Fango Surreale

Si vive oramai una sorta di vita parallela e virtuale. Le tecnologie più disparate hanno aumentato la nostra cognizione del mondo che ci sta intorno (ma questa affermazione è ampiamente opinabile, visto che molti coglioni sono ancora più coglioni grazie ad Internet).
Ed hanno aumentato anche la voglia di prende ppe culo il prossimo.
Nella Macchina del Fango, anche il web, e in particolare Facebook, ha un suo ruolo preminente. Come può il branco, il gruppo, l'associazione scherzosa infangare il prossimo suo come se stesso? Lo vedrete appena finisco a scrive 'sta frase, che mi sto dilungando apposta apposta e a sfregio per far aumentare hitchcockamente la suspense in maniera proprio guarda vertiginosa che mo che finisco non vedrete l'ora di leggere.
Ma se non avrete già cambiato pagina, cosa che in fondo sarebbe anche cosa buona e giusta, vi meritate queste categorie:
Il “vado al cesso e mi cambiano la status su Facebook”: chi non ha mai lasciato inavvertitamente aperto il proprio profilo su Facebook? Bene, nella Macchina del Fango se lasci il Pc 30 secondi, torni e scopri che ti hanno scritto sullo status:
et voila, la smerdata è servita
Cosa più inquietante, accade anche se sei solo in casa. Lo spirito del buontempone colpisce in maniera inspiegabile ed inquietante. Io personalmente, anche per bere un bicchiere d'acqua faccio log out, consiglierei a tutti di farlo.
Tra le frasi più gettonate ci sono i "classici" sul coming-out o le tipiche frasi di schernimento che vanno dal “ho il pisello piccolo”, passando per “mi puzza il culo e/o le ascelle e/o i piedi e/o il fiato”, arrivando a “ai primi 40 mi piace verrà offerto un giro di bevute gratis”.


Il “foto-smontaggio”: è un fotomontaggio che prende di mira uno del gruppo della Macchina del Fango e lo smonta, abbinandolo all'essere più ridicolo sulla faccia della terra. Il fotomontaggio va poi sulla pagina del suddetto (e oramai) zimbello dell'universo taggando circa 1500 amici di chiunque. Tutti lo devono vedere e tutti devono dire la propria, di solito è un (benevolo) “HUAHUAHUAHUAHU”, o un “sei uguale, con quella faccia da cojone che te ritrovi poi!”, oppure un “d'ora in poi per me il tuo ricordo sarà associato a questa immagine”. Si annoverano tra i fotosmontaggi abbinamenti carpiati come Marisa Laurito, il Mago Otelma (reperto 1), Pirati (reperto 2), Ebrei ortodossi (reperto 3), Orsacchiotti tenerissimi (reperto 4), o Gianluigi Paragone (che è già di suo uno schifo che levati).
reperto 3
reperto 1

reperto 2

reperto 4




Il foto-smontaggio ha in sé due sottoinsiemi, il primo,
il “super-sosia improbabile”, che si riconduce al postare la foto dell'essere vivente più famoso somigliante allo smerdato, che, si badi bene, non è mai un fine statista o un attore che fa bagnare le donne del globo terracqueo, ma sempre uno povero stronzo che nemmeno più alla Talpa lo prendono che non fa share non fa audience;
il secondo,
"Ciao, sono l'amico buontempone che vi tagga tutti,
ché tanto sono a Londra e non sono a rischio rappresaglia"
il “vi taggo impavido con foto rebus”, che sottintende la dura presa di posizione di un solo membro della Macchina (il più delle volte qualcuno che non è lì con gli altri del branco e dunque non può essere preso a schiaffi e pernacchie) che tagga gli altri membri con simpatiche foto e giuochi di parole, di cui qui a lato abbiamo un fulgido esempio. 
il vi cito in un blog raccontando li cazzi vostri”: metatestuale, in questo caso. Quando qualcuno della macchina ha il coraggio e la memoria per raccontare fatti e avvenimenti che nessuno dovrebbe sapere. Magari solo il diretto interessato dell'attacco bloggista sa che è stato citato, magari invece più gente lo sa, magari tagghi il mondo e fai capire chi sia. Magari io in questo post, ho messo foto e citato così tante persone e avvenimenti che CHI SA LO SA, anche se queste ultime quattro parole messe lì non significano una beneamata.
Uomo avvisato, mezzo smerdato.

In ogni caso, bisogna saperci stare nella Macchina del Fango.
Bisogna che, come in fondo in tutte le famiglie, nel male, superficiale e goliardico, ci sia uno gigantesco strato di semplice bene e di rispetto sincero nell'altro.
Perché quando passa, la Macchina del Fango ti lascia la voglia de stà 'nsieme e ridere di essa, senza rancore, ma bensì consolidando rapporti che vanno al di là dell'uscire a fà serata.
Perché, cè capito, poi ci ricorderemo di 'sti ricordi come i più belli de 'a vita nostra.
Perché l'ultima frase l'ho scritta apposta tipo baci perugina o finale di dawson creek, ché fa tanto Stand By Me.

E poi, diciamocelo và, sai che due coglioni 10 cristiani seduti che si rispettano profondamente e nzè pijano per culo.

E andiamo su, 'ndiamo!