mercoledì 6 novembre 2013

GLI AMICISTI ANONIMI – OPORTO DI MARE (SECONDA PARTE)


QUI la prima parte del non sarà un'avventura. Se non l'avete letta, leggetevela. Se l'avete letta e non vi ricordate o vi ricordate male, boh fate un po' come ve pare.


- In Portogallo fa freddo!
- Minchia dici?
- Ho visto ilmeteo.it. IImeteo.it non sbaglia mai. Copritevi!

(cit. anonimo smanettone de ilmeteo.it)


Si apre il portellone dello SperochenonmischiantoAir.
AAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAA cos'èèèèèèè?!
Si chiama sole, si chiama caldo. Siamo a fine gennaio e ad Oporto ci sono 25 gradi e un sole che spacca pietre che se sei bello nemmeno si fanno tirare, le pietre, da quanto, per l'appunto, è bello stare lì a crogiolarsi al sole.

Vedete, noi Amicisti ci vestiamo un po' a capocchia: quando nevicherà noi ci prepariamo alle Hawaii, quando farà un caldo che si schianta ci mettiamo in modalità “Totò e Peppino e la Malafemmina”.

"Ma non avevi detto che era freddo ad Oporto? Boh"

E mo? E mo ci svestiamo. Via i colbacchi, via i passamontagna, via i cappellini con le caprette che fanno ciao, via le orecchie da alce che Basetta, da quella fatidica notte della sua laurea, non aveva più tolto.
- Nou! Ragazzi! Nou! Ahia lasciatemi souno un ricordo di quella fatidica notte!
- Ma se non sai nemmeno che significa fatidica! E damme ssè cazzo de 'recchie!
Riusciamo a strappargliele con la forza. Basetta piange, rincuorato da Paperella, che scatena una tempesta di coccole sul malcapitato.

Stranamente, ci fanno uscire dall'aeroporto senza controlli dei bagagli.
Qualcuno si stranisce, qualcuno addirittura si offende.
- Esigo che mi controlliate! Lei non sa chi sono io!
Nessuno ci caca di pezza, nemmeno un doganiere, nemmeno un celerino.
Tempo al tempo.

Mesti, lasciamo la Paucarrozzella sul ciglio del terminal arrivi dell' “Aeruporciu Internasionhao do Bacalhau”, promettendole che al ritorno la andremo a prendere.

C'è la metro. Ammortepresidente, fa gentilmente i biglietti (i biglietti? Errore nostro, abbiamo fatto i biglietti, QUESTA VOLTA) a tutti, la Paperella paga ridotto.
- Senza sordi no' 'ssi 'ndi cantanu Missi.
Nemmeno i biglietti, cacciate i soldi straccioni.
Ma, Porca Troia, Sinagoga ha lasciato il borsello a casa. Lui è il prototipo di vacanze ad impatto zero: viene con zero euro e impatterà schiaffi ad ogni cosa che dobbiamo offrirgli.
Il nostro appartamento è in pieno centro, fermata Pratelhau.
Il tempo di risalire le scalette della metro e capiamo una triste verità: Oporto è fatta SOLO ED ESCLUSIVAMENTE DA SALITE. Non saliscendi. Solo salite.
Qualcuno si dispera per aver lasciato gli scarponcini da trekking all'aeroporto.
Qualcuno non dispera ché Battisti, non Cesare, urlava al Mondo le discese ardite e le risalite. 'Tacci tua Lucio.
Nella fattispecie il saggio degli Amicisti, Ammortepresidente: si u pò piari l'irtu pii u pinninu.

Qualcuno già si lamenta: Killahcchiotto ha bisogno di tritoni. Si aspettava un comitato di benvenuto già fuori la metro.
- CHE SCHIFO OPORTO! CHE PALLE! IO DEVO FUMARE! DOUVE SOUNO I TRITOUNI? EH?
Ferma passanti a caso, che naturalmente non capiscono una mazza di dialetto delle Murge. Ergo, devi aspettare Killah (arriverà anche il tuo momento, e che momento).

Su una, ça va sans dire, salita con pendenze vicine allo Zoncolan, si erge il nostro appartamento.
Che bel quartierino tranquillo, caratteristico, con gli Azulejos capretti che fanno, pure loro, ciao.

Seconda triste verità: non avremmo mai immaginato che di lì a poche ore il quartiere, il quartiere Pratelhau, si sarebbe trasformato nel Carnevale di Rio. Eravamo capitati nel centro della movida di Oporto.

Ci rinfreschiamo, ci docciamo, ci cambiamo, ci fomentiamo, ma, soprattutto, ci rifocilliamo.
Di fronte al nostro nidoddammore amicista, notiamo un bar, il Cafè Ceuta, di quei bar che non je dai due lire, di quei bar che ogni turista schiferebbe.
Noi lo scegliamo per questo.


Alfio

Incontriamo un uomo, che dire un uomo, un mito, che avrebbe cambiato per sempre la nostra concezione del portoghese medio: Alfio.
Un ometto secco secco, alto, canuto non nel senso di cane, con i baffetti e lo sguardo alla Lee Van Cleef, ma con i capelli impomatati a mò di Julio Iglesias.
Per tutti e per sempre Alfio.

"Superbocche per tutti!"

Entriamo timidi, ci sediamo.
Alfio è già lì con le Supebock, subito ribattezzate per semplicità e goliardia Superbocche, e 6 piatti di Bacalhau alla braghense.
Parla solo portoghese stretto, ma sembra capirci anche solo con un cenno d'intesa. Boh forse anche qui giocano a tressette, o três-sete.
Serafico, ci intima in non so quale dialetto lusitano di mangiare che è prondo e si fredda e poi non è buon più e devo buttarlo.
Ad ogni Superbocche scolata, basta proferire la parola ALFIO! e lui si fionda, raccontandoci nel frattempo aneddoti che noi, per buona educazione, facciamo finta di capire.

A rifocillarci ci siamo rifocillati, pure troppo.
Salutiamo Alfio, dopo una lauta mancia di ben 7 cents, promettendo anche a lui che saremmo tornati. Alfio ci abbraccia, ci dà un bel cinque alto a tutti e ci lascia il numero di telefono semmai avessimo bisogno durante la notte di un'endovena di Bacalhau.

Jamaica

In un batter d'occhio, è già orario d'aperitivo.
- Ho letto sulla Guide Minchiard che in Portogallo ad orario aperitivo c'è il DELIRIO!

Il Deserto del Nevada.
All'imbrunire, è questo il desolante panorama che ci offre Oporto.
Non troviamo un cristiano nemmeno a pagarlo.
Al ché, anche perché Killahcchiotto ha bisogno dei tritoni, scendiamo su (qui anche le discese paiono salite, ricordiamolo), verso il lungofiume.

Troviamo un bar aperto.
Il proprietario è Stephan, che stupito da cotanta presenza umana, inizia a gigioneggiare, diventando per tutti o' gradassu.

- PORTO? LIKE JAMAICA!
- THIS IS THE BEST COCKTAIL IN THE WORLD!
- PORTUGUESE WOMEN ARE THE MOST BEAUTIFUL IN THE WORLD! (Mondo attento, il Portogallo ti batte su tutta la linea)

(scusate l'inglese, ma il tono delle conversazioni era questo)

Nei successivi 15 minuti, nell'ordine, succede questo:
  • o' gradassu ci porta 3 cubate da un litro che nemmeno Gennarino ai tempi d'oro in Piazza Verdi se sarebbe bevuto;
  • o' gradassu ci presenta delle amiche, a suo dire “le perle del Portogallo”, che avevano dei baffi che Alfio sarebbe schiattato dall'invidia, guarda;
  • o' gradassu ci trova i tritouni, per la gioia di Killah (da quel momento in poi Oporto sarebbe diventata BELLISSIMA!);
  • o' gradassu ci sussurra Policepolicepolice!, quand'è che si palesano due guardie con al seguito rottweiler cercaddroga.

Bravo lo scemo.

Immagini del questore di Oporto che stappa una bottiglia di Porto alla faccia di quei poveri fessi italiani, beccati con le mani nella marmellata, si palesano nelle nostre menti
Immagini di noi, poveri Amicisti, nelle carceri portoghesi alle prese con un altro tipo di bacalhau, si palesano nei nostri orifizi.
La paperella si fa pesce e ammutolisce. Noi ci facciamo paperella e pesce e ammutoliamo.

- Si hai a serpi nò cercari a raghatina, ci ammonisce Ammortepresidente.

Seguono 10 secondi di vera tensione.
DOOOOONG!
Il rumore del tocco di fumo (è una storia romanzata, ripeto, è una storia romanzata), lanciato all'indietro e alla cieca, risuona sul bidone della monnezza, vibrando nell'aire, silenzioso e fadesco, lusitano.

Chiudiamo gli occhietti, aspettandoci il peggio.
"Io 'un sento nulla"
Che, per nostra fortuna, non arriva.
Quei tontoloni dei cani non hanno fiutato nulla.
Abbiamo acquistato anche fumo romanzato demmerda.
Bene così.

Giubilo e gioia per lo scampato pericolo, segni della croce e ringraziamenti a JAH. Bomboklat per tutti.

Ricapitolando: siamo in Portogallo da 4 ore e abbiamo già rischiato l'arresto.

Love Boat

La tensione si smaltisce scrofanando qualunque cosa.
Cerchiamo un posto dove mangiare. Escludendo Alfio che alle 9 di sera è già in fase REM, dirottiamo la nostra attenzione verso il locale più pacchiano di Oporto: il Love Boat.
Ovvero, un ristorante in cui i camerieri sono vestiti da personale di bordo Costa Crociere, il cuoco si chiama Schettinhu e tardone bionde ossigenate si dimenano in trenini all'ultimo sangue tra i tavoli.

Perfetto, il luogo adatto a personcine del nostro rango. Ammortepresidente, l'amante del mare profumo di mare e grande fan dell'omonima serie, già è tutto un fremito.
Se non che, dando un'occhiata al menù, notiamo prezzi esorbitanti.
Ma, Riporca Troia, Sinagoga non ha il borsello e non è che il nostro sia in grado di sostenere tale esorbitante spesa gastronomica.

Optiamo, dunque, per la tattica USCITA A TRENINO DI SOPPIATTO che consiste in:
far finta di lasciarsi trascinare da meu amigu sciarlibraun;
innescare trenini irrefrenabili adescando ignare signorotte dell'Oporto bene;
ergo creare confusione;
mimetizzarsi nella selva di permanenti che si crea dalla precedente confusione;
sgattaiolare fuori non appena il trenino passa nei pressi dell'uscita.

"SCAPPA, CRISTO!"

Ce l'abbiamo fatta!
Ma, Ririporca Troia, abbiamo lasciato Ammortepresidente, che nel frattempo aveva ordinato di nascosto un'orata, nel ristorante. O per meglio dire, c'è Ammortepresidente in ostaggio del personale di bor... dei camerieri.
Urge trattativa.
Il cuoco indica Basetta, vuole lui per trattare.

IPOTESI DI TRATTATIVA CON TRADUZIONE ITALIANO-PORTOGHESE ANNESSA:
- Lei è quel genio che si è fatto mettere sotto da un'autoambulanza il giorno della sua laurea?
- Si.
- Mi può fare un autografo?
- Come no!
- Scriva: a Schettinhu con simpatia, l'uomo con le orecchie da alce.
- Basta così?
- Si, se lo riprenda per cortesia che sta importunando i clienti con proverbi in una lingua sconosciuta ed ancestrale.

A quanto pare, abbiamo un negoziatore con le basette.

E siamo a quota due pericoli scampati.

Piume di strutto, meteorismo anti-panico e comitato anti-degrado pratelhau

Fame.
E in una località di mare, dove si mangia il pesce più buono d'Europa, noi dove andiamo? In un rosticceria: O zozzonhu.
Vassoi di carne grigliata, patate fritte e pane imburrato. Alle 11 di sera, per stare leggeri e goderci la notte oportense, oportina, opor..., di Oporto come le pazze.
Devo ammetterlo, ho furoreggiato. Mi sono anche fatto dare una cannuccia per gustarmi meglio lo strutto imburrato. Ché sono un buongustaio, mica seghe.
In tutto ciò, Paperella è rimasta fuori per protesta.

Ma, devo ammetterlo, non sono io colui che ha sofferto (o fatto soffrire, dipende dai punti di vista) di meteorismo anti-panico.
Non dirò chi è stato. Lui e gli altri lo sanno.

Fatto sta, che spostandoci verso il nostro quartiere, scopriamo con nostro sommo stupore, che eravamo nel Pratelhau. Nel delirio puro.
Vie, piazze e strade murate a perdita d'occhio.
Le file per guadagnarci un cocktail, una birra o chessò un'acqua brillante erano interminabili.

Ed è qui che lo scoreggione anonimo si è immolato per la causa, immolando nello stesso tempo anche la causa.
Scoreggioni anti-panico facendo finta di inviare Sms e locale sgombrato in 30 secondi 30 sìori. Anche il resto degli Amicisti, però, è sgombrato per la puzza.
Risultato: nessuno ha bevuto e nessun buttafuori ci ha fatto entrare additandoci come o maestros italianos do flatulhencias.

Mogi mogi, ci ritiriamo nelle nostra magione.
Oooo finalmente si dorme, che giornata sfiancante che è stata, ma che belle avventure da raccontare! Yuppi!

-OOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOO!!!!! E CHE CAZZO È STO CASINO?!?! QUI C'È GENTE CHE VUOLE RIPOSARE! VEFFENGHIUL!

Killahcchiotto, non riuscendo a dormire per via della movida, istituisce seduta stante il Comitato anti-degrado do pratelhau, di cui è presidente supremo.
In un attacco d'arte, realizza una striscione, attaccato in seguito sul balcone con su scritto:

O POMBO DE SUAS MÃES!!! (vedasi traduzione, prego)


(continua?)

Saluti da Oporto

venerdì 12 luglio 2013

CASA LAME

Domani andrò per l'ultima volta a Casa Lame.
Lunedì si spengono le luci a San Siro di Casa Lame. Via raus finito tutto finito amore.
Ci sono passato prima sotto Casa Lame, la luce era spenta, le finestre tutte aperte, i balconi, i miei balconi, vuoti e allo stesso tempi pieni di roba inutile. Come quella che schiaffavo io, fuori quei balconi: tavolini, poltroncine improvvisate, palloni, borsoni, segnali di caccia rubati da non so chi non so dove, sguardi notturni, scarpe alla rinfusa e speranze cazzeggianti di gioventù che va.
7 anni della mia vita lì, in Casa Lame.

Sono entrato nel maggio 2004, timido, senza veramente alcuna esperienza di vita e, dulcis in fundo, col gesso e con un cagnolino che mi ringhiava per il suddetto gesso, ahahh (risata imbarazzata) simpatico cane levati di culo, ma no! Non morde! ahahhaha (risata imbarazzatissima ), si ma ahia il dito ohia! Sfigato di uno sfigato.
Non l'ho più abbandonata Casa Lame. Oddio sì l'ho abbandonata quando pensavo di dover abbandonare definitivamente questa città: settembre 2011.

Ma pensavo che non avrebbe mai cessato i battenti, che avrebbe rappresentato per me un rifugio ideale: il mio nome ancora sul citofono, l'angolo delle stronzate con foto, cartoline con scorci bruttissimi decisi in sede di spedizione delle suddette cartoline, mandate con nomi inventati non (solo) per questioni di ddrogga, il poster di Mastroianni, la bandiera della pace, la festa della birra di Calderara di Reno, il poster Wo Bist Du? Che ho sempre pensato ma che minchia vor dì ubistddù?.
Dove sei? (a 200 metri da Casa Lame, rispondo ora) significa, me l'avranno detto 800 volte, ma lo dimentico sempre 800 secondi dopo.

Cosa succedeva a Casa Lame? Niente de che, le solite cose che succedono in qualunque casa universitaria: partite di pallone in salone con tanto di classifica mentre le coinquiline cucinavano e magnavano, incuranti del bordello, le urla e i goooooooooooooooool!!!!, nottate films, playstascion a Pes due contro due, discussioni sul come e il perché della vita e delle bollette, feste erasmus e non erasmus, di laurea e non di laurea, con tanto di comparsate di guardie e vicini in pigiama nel cuoricino della notte, tavolini rubati in bar del centro di cui non farò il nome il college bar, poltrone, sedie e sedili presi e resi alla strada, cose che si rompevano di colpo e si riaggiustavano magicamente, pranzi domenicali che partivano a pranzo e diventavano cene domenicali, litigate furiose in casa e nell'androne di casa senza esclusioni di colpi e baci che avrei voluto non finissero più, gente che dormiva in salone sulla poltrona che quando te svegliavi pensavi ma chi sei? Ponciorno zono Klaus trompamic di tua koinqvilina.

Ho sofferto il caldo, il freddo e il tiepido in Casa Lame, ho dormito in tutte le stanze tutti i letti tutte le poltrone, ho trombato in tutte le stanze tutti i letti tutte le poltrone, ho guardato da tutte le finestre, ho carpito ogni scorcio possibile ed immaginabile, l'ho vissuta amandola e rispettandola, ché in fin dei conti è Casa Mia.

Ho così tanti ricordi che non li ricordo tutti. E mi sembra anche inutile dire che è impossibile ricordarsi interamente quei 7 anni.
Ricordo però che associo il benessere e, of course, i ricordi più belli a quella casa e, in questo momento, ho i brividi. Ho i brividi e ci sono 56 gradi, eccheccazz.

Perché ci ha abitato un sacco de gente, cazzo quanta gente ho visto che ci ha abitato. Nel mio periodo, boh, 30/40?
E quanta ne è passata? Quanti venivano a fare un saluto, un caffè, una birrettina, un tritone, una cena, 'na partita a qualunque cosa, una dormita (abbiamo dormito contemporaneamente anche in più di15) a passare 10/100/1000 minuti a dire stronzate fino a rincoglionirsi?

Chi legge ed è venuto in Casa Lame, sa di cosa parlo.
Casa Lame, Piso Lame, Andiamodattibberio, andiamodall'anto, andiamodalfisico, andiamodalquacqua, andiamodapersonaxchecihavissuto.
È Casa Lame.
Anzi, era Casa Lame.
Perché se non ci siete venuti non sapete che ve siete persi.
Perché si, in queste cose sono sentimentale.
Ma è un sentimento che merita di essere sentimentalizzato.


























giovedì 20 giugno 2013

CONSOLAMOCI

('sta cosa la scrissi due anni fa, in Argentina. Chiaramente è ironica. No, che magari casualmente la trovano e me fanno il culo. Così per non rischiare ribadisco che sono IRONICO e i nomi (che non ci sono), frutti e città sono puramente casuali. Anzi per casualità je cambio il nome della città.)


Benvenuti


Arrivi in un Consolato e pensi che sia un posto dove le migliori fini menti della diplomazia internazionali siano impegnate a risolvere intricati casi internazionali, in attesa di occupare posti in organizzazioni tipo Onu Fao Unicef Fifa Uefa.
Non è proprio così.
O meglio: di fini menti ne trovi, ma sono qui per UNO “il Ministero mi ci ha mannato per punizione io manco sapevo ndò stava Fernetlandia (leggero accento romano)” DUE “sono italo-arscentino”.
Prima cosa che ti dicono: “sai un Consolato è come un Comune, solo che noi facciamo i Passaporti e paghiamo le pensioni”.
Bene.
Il Comune del mio paese è composto da un tipo mezzo cieco che non ti caca di striscio e un altro che sta sempre alla Snai.
Ora, contando che qui in Argentina di Snai non ne vedo, purtroppo aggiungerei, ti accorgi che un Consolato è prima di tutto un passaggio, di funzionari statali, diplomatici, mandati qui, per punizione o meno, o per motivi di famiglia (era dal quinto superiore che non scrivevo motivi di famiglia) o meno.
Come un aeroporto, una stazione, un porto, il lavoro consolare è aspettare otto anni di andarsene in un posto migliore, è l'avvicinarsi a casa o l'allontanarsi dalla terra natìa, la sala d'aspetto di un lavoro più gratificante e più consono alle proprie qualità. E' come essere 8 anni in fila al casello dell'autostrada durante il ponte del 1 maggio, per poi scoprire che, passato il casello, hai altri 8 anni de fila in un altro casello.


"Ti trasferiamo per 8 anni a..." "A?" "sorpresa!"



Ben si capisce che questi 8 anni devono essere riempiti di incontri, amicizie, malelingue e quant'altro.
Ma andiamo con ordine.

Un Consolato, il Mio Consolato è composto da due piani.
Un mondo a parte l'uno dall'altro. Fatto di due tipologie ben distinte di lavoratori consolari.
Secondo me sono stati divisi “lombrosamente”: “Tu fammi vedè mpò la conformazione facciale... giù! Te hai la faccia simpatica... su!”
Secondo me alcuni del primo piano non sono mai andati al secondo e viceversa.
Secondo me aspetto il giorno in cui qualcuno mi chieda chi cazz'è questo.

PRIMO PIANO:
dopo aver passato la fila chilometrica di aspiranti cittadini italiani e la guardia (sono 3 diverse tra cui una donna e qua parte il primo post sciptum, cioè che nell'immaginario collettivo argentino le donne guardie poliziotto sono tutte lesbiche, mah) che te saluta con un cordiale cenno del capo, c'è un cortile interno in cui alberi rigogliosi quanto kitsch che “crescono solo a Cuba ma noi siamo fregni e l'abbiamo piantato per far rodere il culo al consolato spagnolo” spadroneggiano.
Superato il cortile, di mattina popolato dalla donna delle pulizie, hai davanti a te due porte e due scelte di vita.
Puoi entrare nella porta a destra, dove passando un metal detector spento e timbrando il cartellino che io non timbro perché non ce l'ho, sei nell'ambiente elegante e informale del CONSOLATO ITALIANO GENERALE DI FERNETLANDIA.
Oppure, come ho fatto io il primo giorno, nella porta a sinistra denominata “la porta che se entri sembra la posta, ma che se intuisco che lavori nella porta di destra ti insulto a prescindere perché aspetto da anni il mio passaporto italiano”, dove vecchi, uomini, donne e bambini aspettano, seduti e con le braccia conserte, che il mica tanto anonimo funzionario statale dica il suo nome e la relativa Ventanilla, cioè in quale finestrella mi consegneranno l'agognato passaporto italiano (o mi diranno, in spagnolo stentato, "maestro qua manca una carta").
Consigliabile la destra, dove entrando hai le scale che portano al secondo piano con di fianco ascensore che fa, piano piano, solo un piano perché due piani ci sono.
Ma, dato che si parla di primo piano, pianeggiamo verso l'ufficio passaporto, che sarebbe un lungo corridoio fatto di finestrelle tipo ufficio burocratico standard italiano da un lato, e dall'altro di box con scrivanie e pc. Tutto intorno porte di sicurezza, casomai un futuro cittadino italiano sbroccasse e gli venisse voglia di dar fuoco al Consolato.

Il lavoro col pubblico brulica (tranne il martedì e il primo giovedì del mese) e noi si brulica verso gli inferi: L'ARCHIVIO.
Penso che se esistesse un posto dove crocifiggere qualcuno, piuttosto che la sala mensa, che poi qui ci sono due salette mensa, una per piano, e sono cucinini stile negozio Ikea, penserei a quello.
Si ergono qualcosa come 40000 pratiche di italiani d'Argentina vivi e defunti nel recente passato, tutte in ordine numerico, tutte belle precise. Ogni tanto se ne perde una e quando chiedi Questa? Ti fanno la faccia come per dire 'sticazzi.
In un angolo, schiacciati dal peso della storia dell'emigrazione, ci sono due scrivanie con i relativi scrivani.
Ma il bello del primo piano devo ancora arrivare.
Nell'altro angolo si scorgono delle scale oscure, nel senso che stanno sempre al buio, che ti portano al super-mega-archivio dell'emigrazione italiana nel Nord Argentina dall'inizio dell'emigrazione italiana nel Nord Argentina.
uuuuuuu damme la pratica 16723 uuuuuuuuu
Una stanza oscura anch'essa, almeno fino a quando non decidi di accendere la luce, ma anche con la luce accesa c'è un qualcosa di tetro e di oscuro. Io mi sono sempre fermato al primo accatasto di pratiche. Non ho e non avrò mai il coraggio di andare oltre.
Perché c'è qualcosa, come definirlo, come qualcosa di oscuro che ti prende.
Ed è un peccato che non ci siano scale e assi di legno cigolanti perché sarebbe l'ambiente ideale per film horror americani che escono d'estate al cinema come Zombie Consolate o Non Archiviate Quella Pratica.

SECONDO PIANO
Il magico mondo del secondo piano fatto di raffinate mobilie, ampie finestre sul tetto, uffici veri e computer con linea wireless de merda.
Uno dei primi giorni ho passato 3 ore per aspettare che si caricasse la pagina di Gmail.
Ma, criticone a parte, è il Paradiso del lavoratore consolare.
Un Wow, appena varcate le scale, vi verrà spontaneo.
Una sala d'aspetto chic con poltroncine comode su cui sarebbe un piacere schiopparsi una dormita.
Quadri astratti di artisti emergenti, litografie della Fontana di Trevi di inizio '900 e odore di pasticcini e mate nell'aria.
Tre uffici sulla sinistra, nell'ordine:
  • ufficio del Console grande come casa mia, con mobili che se non fosse che non capisco di mobili per me sarebbero dei Luigi IX, Tv via cavo, Pc che sicuramente andrà velocissimo, poltrona, 3-4 sedie con rotelle che ti ci puoi divertire a fare le gare tanto lo spazio c'è e ogni ben di Dio. Se fossi il Console ci vivrei.
  • Ufficio segretaria, sobrio ma elegante, con due scrivanie, di cui una perennemente vuota, due telefoni, due fax, appendiabiti nero che snellisce le giacche, e non plus ultra fermacarte della Regione Liguria.
  • Ufficio vice-console, con rispettabile libreria fatta di faldoni di non so che, ampia scrivania, scrivania stile cameretta dei bambini con Pc e immancabili quadri che, con piante di indubbio gusto, danno l'idea di un ordine e un'impeccabilità difficile da trovare per esempio, in camera mia.
Sono gli unici uffici con finestre.
Dirimpetto alla triade c'è l'ufficio dei digitatori, o per meglio l'ufficio della gentilezza.
Sorrisoni ti accolgono ogni volta che entri, ma anche se non entri ti chiama e ti offre paste, torte, mate, colliri e battutone sbellicanti.
Inoltre se per caso non hai voglia di lavorare, puoi sempre usufruire di un'ampia libreria che spazia da Calvino al Grande Dizionario della Regione Lombardia.
In più hanno lo scanner e quattro, dico quattro, stampanti.
Andando oltre, sulla destra, c'è un corridoio con in prospettiva e nell'ordine, quattro uffici, tutti con uscite di sicurezza che danno, come direbbe il buon Console, “eja allla spiagggia”, cioè l'angolo fumatori.
Pensioni, istruzione, agenzia consolare e contabilità.
Io sono situato nell'agenzia consolare (anzi siamo due i tirocinanti schiavi), ho fondamentalmente un ufficio tutto mio (è diviso a metà), col mio pc, la mia connessione wireless a due all'ora e i miei turni della cittadinanza.
Con questo ritmo di richiesta di cittadinanza, arriverò a fare i turni fino al 2017 e vedrò con mio figlio la gente in fila.

Ma quello che mi piace del Consolato Generale d'Italia di Fernetlandia è la gente, la buena onda.

Perché se ogni volta che ti sposti da un ufficio all'altro, da un ufficio al bagno, da un ufficio al cucinino, troverai sempre un sorriso, una battuta, un buongiorno, una pastarella o un mate che ti aspettano per dirti buongiorno o ci vediamo domani “Supperffabbio”.

Anche il Papa se schioppa il mate (che non c'entra nulla, ma me piaceva la foto)

domenica 12 maggio 2013

GLI AMICISTI ANONIMI - OPORTO DI MARE



(qui il primo episodio della saga)

Prima di iniziare: mi è stata mossa una critica. Non si capirebbe chi sia Peee.
- Nzì capisc cià soun!
Ok, visto che chi di dovere non lo capisce, da ora in poi, visto che faccio in tempo, PEEE SARÀ KILLAHCCHIOTTO, un misto tra un Dj e un ORSACCHIOTTO.
L'hai voluto tu, Ex-Peee.
E chi vuol capire, capisca.

Gennaio, 2011.
Gli Amicisti Anonimi, alcuni Amicisti, decidono di passare un tranquillo weekend di paura.
"deh bimbi per Oporto prendete il filobusse
e scendete alla fermata Oporto,
La fermata è li dopo la rotonda."
Meta delle loro scorribande, questa volta, Oporto, città dell'omonimo liquore (ok, senza una O, il Porto), città del baccalà (come tutte le città del Portogallo), città che ha dato i natali a personaggi del calibro di Manoel de Oliveira, regista bacucco che dirige film per lo più soporiferi, a 127 anni, e Andres Villas Boas, allenatore che sta sul cazzo pure a sù madre, città Unesco, ché l'Unesco dà un po' a tutti i quanti il suo marchio basta chiedere con gentilezza, ma soprattutto città che da Fuoricorso, con volo SperochenonmischiantoAir da 20 € ci fai andata e ritorno.

La formazione: Io, Giacchinadidas, Sinagoga, Killahcchiotto, Basetta, Ammortepresidente, la new entry Paperella (nel senso di una paperella di peluche con cui noi ci rapportiamo con la forza del pensiero) e, inizialmente, Paurooso.

Inizialmente.
Paurooso è cagionevole di salute. Si narra che al cinema si porti la copertina cosicché non prenda freddo alle gambe. E no, il gomitolo per lavorare a maglia non lo porta.
"a quanto è data la febbre di Pau? A 1,35"
I giorni anteriori alla nostri partenza si accettano scommesse sul fatto che Pau il giorno della partenza abbia o meno la febbre. Il Sì, avrà la febbre è quotato a 1,35, il no, non avrà la febbre, vabbè non esageriamo avrà la febbre, ma verrà lo stesso è quotato a 7.
L'allibratore Killahcchiotto incassa scommesse da tutto il mondo, il famigerato “Clan degli Zingari” del calcioscommesse vorrebbe far partire il febbrescommesse. Ma noi no, noi Amicisti Anonimi siamo sì anonimi, ma anche integerrimi, sebbene non tutti del gruppo capiscano il significato della parola integerrimi e pensino sia un Gerry Scotti interista.
Giorni febbrili, dunque.

Arriva il giorno della partenza, il bus navetta in stazione ci porterà all'aeroporto.
Alla parola bus navetta, Ammortepresidente si gasa. Oltre ad essere l'uomo di maggior compostezza e stile del gruppo, è un amante del mare e di quel pro-fu-mmo di sal-se-ddi-nne ah ah bbronzatissimo, così amante che l'avrei voluto soprannominare Ammiraglio (che tra parentesi è uno dei due epiteti che gli appioppo solitamente di persona, l'altro è Esimio).
Si presenta, in poche parole, a fine gennaio, vestito da marinaretto: - Ma come ti sei vestito Ammò? - Scusate, non andiamo ad Oporto, nota città sull'Atlantico, mio Oceano preferito, in bus navetta? - Eh, ma ver... - Allora, Vroccula e predicaturi doppu Pasca perdunu 'u sapuri! - Ma chi sti dì?
Ah, altra cosa: Ammortepresidente comunica col mondo quasi esclusivamente tramite proverbi calabresi.

Siamo tutti. Arriva anche Basetta, scortato dalla sua ambulanza privata.
È nato un bel rapporto tra l'amicista investito dall'autoambulanza il giorno della sua laurea e la ASL di Erremoscia.
Basetta fa ciaociao con la manina agli amici portantini che rispondono sventolando il fazzoletto bianco a mò di arrivederci amore ciao le nubi sono già più in là. Siamo tutti commossi. Scene che ci fanno partire con una carica di tenerezza ché il Killahcchiotto inizia ad abbracciare e dare bacini alla Paperella al grido di QUAND'È TENERA 'STA BASTARDA!
-Tussa e ammuri non s'ammuccianu, ci dice Ammortepresidente.
Quanto è vero.

Manca solo Paurooso.
Chiamiamo: - Proon... COFF COFF COFF FEBBROOSO tu tu tu tu tu tu
- Che dice? - Da quello che ho percepito non viene.
Esulta Sinagoga. Se fosse venuto Paurooso, lui non avrebbe avuto il letto (abbiamo affittato un appartamento con 6 posti letto e il Sinagoga, piuttosto che mettere i soldi per un letto in più, si sarebbe fatto tagliare le braccia, già corte di suo), bensì avrebbe dormito in vasca da bagno. True Story.

La Paperella, la nostra new entry, è emozionatissima. Divide a Fuoricorso una doppia con Killahcchiotto; si sa, tra morbidosi tenerissimi ci si intende, ed è la sua prima volta all'estero.
Saliamo sul Bus navetta. Ammortepresidente tenta di appropriarsi del “posto di comando”, che sarebbe poi il posto del conducente:
- LEVATE GLI ORMEEEG...
Schiaffo + saponetta del conducente del bus = - ok, vado a sedermi con gli altri natanti, ma si ricordi che U RISPETTU E' MISURATU CU LU PORTA L'AVI PURTATU !
I 10 minuti che ci separano dall'aeroporto passano ascoltando le “Favolose avventure capodannesche del Basetta”.

- Meh ragazzi, allora stavamo in questa casa e niente praticamente abbiamo mangiato e bevuto come maiali e niente poi alla mezzanotte abbiamo stappato lo spoumante e abbiamo sporcato TUTTI I MURI A SFREGIO, poi niente abbiamo pisciato nel corridoio, uno ha vomitato in un letto a caso nella casa di 'sti fessi. Ahahahahahahhaha, poi per concludere, ci siamo fregati bicchieri vari e abbiamo preso i soldi dalla cassa comune. Nono veramente i vandali!!!

Quella birba del Basetta ha dimenticato solo un piccolo particolare:
era casa mia.

Pau sempre con noi
Colluttazione tra me e il Basetta e gli altri Amicisti (a volte) non violenti per separarci. Il viaggio inizia con le migliori intenzioni di pace, amore e fantasia.
La fantasia è anche quella di portare Pauroso con noi, idealmente e nel nostro cuoricino.
Troviamo una carrozzella all'aeroporto, a cui attacchiamo il biglietto SperochenonmischiantoAir stampato. La Paucarrozzella è l'ottava partecipante al viaggio.

Sull'aereo, partito in perfetto orario, parte la sagra dell'insaccato: usciamo panini come se fosse una Festa dell'Unità old style. Combo diaboliche melanzane-mortadella-scamorza affumicata impestano l'aria aereosa (cioè dell'aereo) di fraganze pecoreccie e coatte. Abbiamo anche frutta, dolce, caffè e ammazzacaffè.
Cioè che la classica parmigiana di ferragosto al mare sotto 50 gradi ce fa 'na pippa.
Ma, perdindirindina, ci siam dimenticati il fiasco di vino e la zampogna, affinché potessimo ricreare una vera atmosfera genuina e de cambagna.

La paperella ha una crisi di panico, soffre di aerofobia. Killahcchiotto le stringe la manina palmipede di pezza, seguono sguardi passionali di lovelovelove e limone tranquillizzante.

fa ride
-...si pregano i signori passeggeri di spegnere i telefoni cellulari e vi auguriamo buon viaggio a bordo dell'aereo XT4..., ma cosa fa! Chi è lei, scusi (rumore strani, urla e strepiti) aaaaaaaaa (seguono due secondi di silenzio, si ode una voce maschile dal chiaro accento calabrese).Volevo aggiungere che “Fimmina de ghiesa, diavulu de casa” (silenzio)”.
Torna Ammortepresidente, che era andato un attimo in bagno per svestirsi della sua tenuta marinaresca:
- com'è? Tutt'appost?
- Sisi, i bagni sono molto confortevoli.

Veniamo redarguiti per tutto il viaggio dal personale di bordo.
Ma arriviamo incolumi.

(tubbì continued, e questa è solo la parte prima di arrivare, le altre parti fra mesi o anni)

quanto è tenera 'sta bastarda!


TRIGRE CRONTRO CANNOLICCHI

Per tre mesi l'ispirazione è stata a zero.
Poi ti blocchi per strada, una settimana fa, e ti riparte l'embolo: rileggi alcune mail, che di per sé ti portano a pensare alla tua condizione personale.
Pensi al presente leggendo il passato.
Pensi in pochi momenti, ma troppo.
Poi scrivendo a persone e a cui tieni e che non senti spesso, pensi (ancora), fai il resoconto del momento (ancora) e capisci che sei inconsapevole. Di quello che stai facendo, del fatto che queste settimane sono in mood “ma chi cazz mi l'ha fatt fà” (e quindi sei lamentoso abbestia), che da qui a tre mesi stai chissà dove (Bruxelles/Lussemburgo/Arscentina? (sè, magara)) e si inizia a riiniziare tutto dall'inizio.
Altro giro altra corsa siòri.
Consapevole di essere inconsapevole (concetti che ho già affrontato e sviscerato nelle puntate precedenti).















Notizie belle, di amici a cui tieni che stanno da dio (e che hai sempre sperato stessero così), notizie meno belle, bubboni che ti crescono sul polso (niente di che, peste bubbonica. o ciste tendinea, una delle due), la primavera che, climaticamente, tarda ad arrivare.
Esticazzi?!
Devi studiare e non ne hai voglia.
Meglio fare nottate e massacrarti durante la settimana. Yep!
La consapevolezza arriva quando, biascicanamente parlando, “introietti” che vuoi tutto ciò e ne vuoi sempre di più: vuoi i problemi, il sole che ti acceca dal cortile di casa, il preparare all'ultimo secondo lavori per il giorno dopo, vuoi provarci ed essere deluso (o no, il punto non è quello), vuoi essere provato e deludere (o no, il punto a volte è quello), vuoi semplicemente ruzzare (cercate su google) e vivere il momento.
Essere effimeri è la chiave ora.
Un anno fa, ma anche pochi mesi fa, mi chiedevo che cazzo avrei fatto da lì ad un anno: ora ho smesso. La gente parla di futuro, mi chiede del futuro.
Glisso.

E qui ritorna la metaforona del viaggio. In bus. O in treno. Basta che ci sia un finestrino e un paesaggio da vedere.
  • Signori si parte! Salite sul bus!
  • Per dove?
  • Boh. Sali cojone!
In questi mesi mi doto di una cartina (nel senso di mappa, che avete capito), pian piano la strada si fa. E ho il paesaggio, ergo quello che vivo.
Bolo, il Master, la cumpa, le serate, il parchetto, i cannolicchi, il “tigre” (per inciso, appellativo che mi porta sfiga), la coglionaggine.
Sono il paesaggio (riflettendoci, proprio a livello di mio riflesso, sono anch'io parte del paesaggio).
Magari allungo la strada, ma quello che vedo per ora ci sta.

Muoiono la Thatcher e il Gobbo. Il mio amico Mimmone lo aveva previsto.
Dice che entro l'anno muore B.
Dormo poco ma non sono particolarmente rincoglionito durante il giorno.
Un altro anno calcistico senza una gioia (vabbè aspetto il 26 maggio).
Ho un timbro con un cagnolino scemo.
Ah, poi ho sdoganato il cinema orientale.
E ho scritto in velocità 'sti fatti un po' in seconda persona un po' in prima.
Così come viene.
Credo che finirò il resoconto del viaggiominchia di Oporto.
Ah, no devo studiare.